mercoledì 20 ottobre 2010

Quinto: non uccidere



Ultimi passi sulla strada per Lucca.
Colmi di speranza e di incoscienza, come ogni anno.

Nonostante le obiezioni di mia moglie questa potrebbe essere la mia ultima Lucca da venditore di parole.
Non è facile decidere cosa provo in merito.
Sono un pessimo giocatore. Posso permettermi al massimo un Superenalotto, ma anche quello genera in me sciocche aspettative, come se già fossi sicuro di vincere.
Se sono qui a parlare significa che non ho mai vinto cifre interessanti, quindi ogni volta che reitero l'errore, in parte, mi biasimo.

Ieri sera, davanti al foglio bianco, ho giocato la mia schedina. Non sono scaramantico ma per farlo, al posto del normale word processor, ho utilizzato i miei strumenti di sviluppo, che tante soddisfazioni mi hanno dato nell'altro lavoro.
Anche per dire: Andrea, quel formato povero, quella formattazione antidiluviana e maniacale, aspettatele anche se andremo avanti.
Sceneggiare con il VI tempra.

Sono state le tavole più difficili fino ad ora.
Ho dovuto crearmi un nuovo stile, un altro ritmo, un taglio inusuale, cinematografico.
Ed ho ucciso una leggenda.
Un atto d'amore e un distacco simbolico dal passato.
Ora, con le mani ancora sporche di polvere e sangue, comincio a sentirne la pressione.
Sono sicuro che andrà bene almeno quanto lo sono del contrario.

Ma, ehi Ale, quanto è fico il nostro nuovo giocattolo?

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