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mercoledì 4 marzo 2009

Barbapapà



Ma allora com'è essere padre?

È la domanda ricorrente di questa settimana.
Non lo so bene nemmeno io com'è. Magari tra qualche anno.
Quel che so è che fin'ora è tutto inaspettato e straordinario, e che saremmo nei guai se con noi non ci fosse qualcuno perfettamente in grado di gestire la situazione.
Il bambino.

Ora come ora ce la stiamo cavando.
O, meglio, la mamma se la sta cavando.
Io sono ancora alla fase di analisi del problema.
Anche se per ora sono stato in grado di affrontare solo alcune delle piccole questioni di ordine pratico.

  • Il Parto

Ok, definirlo un piccolo problema mi pare riduttivo.
Però, ammettiamolo, per noi papà non è poi così difficile.
Giusto?
SBAGLIATO! Vi siete già fatti incastrare dal primo degli insidiosi luoghi comuni sulla paternità!
Per i papà è difficile eccome. Ed è anche doloroso, a seconda della distanza che sceglierete di mantenere tra voi e la partoriente.
Il primo scoglio da superare è convincere la gravida che, sì, sta effettivamente per partorire.
Sembra una banalità ma pare che molte, a quel punto, siano convinte che : Ora passa. Se la logica non funziona, provate il cloroformio.
Mentre è tramortita, o mentre si prepara, veloce inventario di quel che serve portare. Vi scorderete di sicuro qualcosa, ma pregate che non sia il deodorante, ne avrete bisogno.
A quel punto caricatela in macchina e fate il tragitto casa/ospedale cercando di coprire come potete la spia della benzina, che vi siete dimenticati di fare perché : Cazzo mancava una stronzissima settimana!
Varcata la soglia dell'ospedale la partoriente si trasfigurerà in un essere metà donna e metà lattoniere, e con voce roca e lampi di follia nello sguardo tenterà di strapparvi la carne dal corpo, o da alcune sue parti, sussurrandovi dolce il suo amore.
Resistete dal chiamare l'esorcista, è uno stadio passeggero, chiamato anche "Te la sei cercata", fondamentale per dilatare il collo dell'utero e per garantirvi le coccole più avanti.
Quello che accade in sala parto è molto veloce, e voi siete solo dei poveri imbecilli in cerca di una ragione d'essere che, credetemi, non avete.
Se vi andrà bene sarete riusciti a rimaner coscienti per la durata dello spettacolo, altrimenti la maschera vi rivelerà in seguito com'è andato a finire.
L'esserino appena nato, e già molto più furbo di voi, vi fregherà subito con uno sguardo o una smorfia, e a quel punto la vostra vita sarà segnata.
Siete papà.

  • Preparativi

Nei giorni seguenti al parto si torna single.
Almeno in apparenza.
In realtà ogni minuto speso davanti alla Wii, o ad un bel film horror, è una manciata di sabbia svanita nella clessidra che vi separa dal ritorno di puerpera e poppante.
Tempo in cui dovreste terminar la cameretta. Finire quelle tre o quattro cose lasciate indietro perché : Cazzo mancava una stronzissima settimana!
Fare la culla, con quelle lenzuoline piccine picciò, riempire il frigo, pulir casa, disfa i letti, vai in cucina, lava i piatti, il fuoco accendi, poi lava, stira e stendi...
Insomma, un sacco di cose che non farete, perché : Sono gli ultimi giorni.
E sarà proprio l'ultimo giorno che il senso di colpa vi raggiungerà inesorabile come il vento sullo zucchero a velo, ricordandovi che c'è chi conta su di voi.
Nemmeno voi sapete perché, ma c'è chi lo fa.
Finalmente potrete mostrare il frutto di anni di esperienza nelle pulizie dell'ultima ora.
Cesti, armadi, tappeti, scatole saranno i vostri migliori amici.

  • I Pannolini

Molti di noi ci lavorano in mezzo, ma per la maggioranza accade più in senso figurato.
Ci sono persone a cui non da fastidio. Non più di tanto, almeno.
Io non sono tra quelle.
Sapevo che il ripieno del pannolino sarebbe stato uno dei peggiori traumi per me.
Possibile che a nessuno sia mai saltata in mente una soluzione alternativa?
Abbiamo decine di scienziati che, mentre scrivo, stanno studiando la formula matematica della porchetta.
Forse a Cambridge, chissà.
Non potrebbero spendere parte del loro prezioso tempo per migliorare la qualità della vita dei neo papà?
So che a loro potrebbe non toccare mai, soprattutto se continuano a masturbarsi sulla porchetta, ma l'umanità li ricorderebbe per sempre come degli eroi.
Quando ci si trova di fronte al primo regalo impacchettato le parole "Cambiare il bambino" assumono un significato più chiaro. Dai, guarda qui, non è per niente normale. Sarà guasto. Forse ce lo cambiano.
Il più delle volte le mamme non sono della stessa idea quindi tocca adeguarsi.
Nonostante tutto il pannolino ripieno lo considero uno scoglio parzialmente superato.
Per due buone ragioni :
- Riesco a cambiarlo senza dover rincontrare i miei precedenti pasti.
- Mentre scrivo sono in ufficio.
Ho scritto "parzialmente" perché, mi dicono, peggiorerà.
Nell'attesa sto scrivendo una lettera a Cambridge.

  • Il Pianto

La reazione al pianto è un qualcosa ancora in fieri.
Il "neonatino a ppapà" i primi giorni quasi non piangeva.
E dormiva sette ore per notte.
Che angelo. Guarda che figlio bravo che abbiamo. E sei il più tranquillo di tutti? Eeeee lo sei? Pucci pucci?
No. Non lo è. Nascere è una sfacchinata. È solo stanco.
Il pianto di un neonato si aggira intorno ai 20.000 Hz. Non abbastanza per rompere le palle solo a cani e pipistrelli, ma abbastanza per far vibrare la scatola cranica dei genitori dall'interno.
Se credete di riuscire a resistere senza troppi sforzi, siete dei poveri illusi.
Non importa quanto allenamento avrete fatto conversando in discoteca (EH? COME HAI DETTO? TI CHIAMI ROBBIOLA? PIACERE ROBBIOLA. FABIO. NO CLAUDIO, FABIO. FAAAAAAAAAAABBBBBBIOOOOOOOOO. FAAAAAAAAAAAAAAAAAAnculo che se mi chiamavo Pierfrancesco stavamo qui due giornBIOOOOOOOO!).
Quella minuscola bomba di decibel, quel concentrato d'inquinamento acustico, vi legherà lo stomaco alle tonsille e ci suonerà gli AC/DC.
E mentre lo farà, sempre perché è molto più furbo di voi, vi guarderà con una faccina disperata che vi strizzerà il cuore, ora utile come plettro per la musica di cui sopra.
E non si deve tirar su per coccolarlo, eh?
Perché altrimenti è peggio.
Peggio di così? Pare.
E allora ci si allena a sopportare in silenzio, proseguendo nelle proprie normali attività. Come stirare le bietole, cucinare i cuscini o scrivere messaggi di pace per l'ONU. Quando ci si rende conto di non riuscire a connettere ci si sorride, tra genitori, si ricordano tempi silenziosi, ci si dice che, sì, s'è fatto bene, e ci si abbraccia perché poi passa, e si dimenticano pure le notti insonni.

  • La Mamma

Forse l'hanno inventata a Cambridge, prima della porchetta, ma è l'unica cosa che separa i neo papà da una prematura degenza in clinica psichiatrica.
Fornisce sostentamento al poppante, anche durante le ore notturne, e garantisce ai papà quelle poche ore di sonno utili a non presentarsi a lavoro in calzini e cappello di paglia.
Sembra a suo agio, quindi se mai nella vostra vita avete pensato di contraddirla, questo non è il momento migliore.
Meglio tenersela stretta.

Ed il pupo?
Beh, potete dirne quello che volete ma ormai è in sella, e non vi andrà di vederlo scendere troppo in fretta.

6 comments:

Gala ha detto...

Ecco, lo sapevo, sono avviato su una brutta china. Tra un due-tre anni temo che dovrò leggere questo post come un mantra...



P.s. Congratulazioni!!!!!

scacchino ha detto...

Sei scarso. Da zio cambio pilusco ed asciugo senza colpo ferire. Ma dove ti hanno tirato su, in una cameretta sterile di plexiglass? Avessi avuto la mia infanzia campagnola da disgustorama...
Buon lavoro. ^___^

Curioso ha detto...

Ho avuto l'infanzia campagnola. Che posso dire, son venuto su così. Frugare nelle espulsioni altrui m'inquieta.

c ha detto...

... aspetta qualche mese, che ora il pupattolo beve solo latte!

in bocca al lupo (ad Andrea!)
e a presto
c

Carlo Del Grande ha detto...

:-))))
Ho preso appunti, eh! :-)

Anonimo ha detto...

...e ancora unn'è nulla! :p
congratuleisciòns!!!
Die alten Hausschuh (che sarebbe la vecchia ciabatta ora che sono figlia di Germania)