prima di qualsiasi altra cosa.
Nei giorni agitati di tempi lenti,
la gonfia confidente di chi sognava
una striscia di sole.
Ho salutato le mani che rimanevano a terra.
Lacrime e tosse di sangue mi hanno sbiadito,
mentre nel puzzo di catrame, smalto e bestie,
sono stata prima sedia, poi cuscino.
Sono stata fotografata, disegnata, scritta, perduta.
Sono stata un peso nel delta di nomi,
in fila per lasciare dietro la famiglia.
Sono stata appoggio su cui scrivere le bugie,
per mascherare da carne il pane secco.
Sono stata comodino e culla in una casa spoglia.
A volte son tornata.
A volte sola.
Sono stata reliquia da collezione.
Testimone riconosciuta della rivoluzione.
Ora sono qui.
Guardata con terrore, a lato di una strada.
Io che sono stata simbolo di un nuovo inizio,
ora sono solo lo spauracchio di una fine esplosiva.




