Too Cool for Internet Explorer

venerdì 6 marzo 2009

Chi custodisce i custodi?



Dietro un titolo che è trasuda originalità, ecco il mio primo scivolone su una delle temibili LISTE A CATENA (tonfo sordo, stridio di gomme sull'asfalto, cavallo che si pettina).

Cinque ragioni per NON leggere Watchmen

  • Perché avete le braccine sottili, e quel librone a letto vi crolla sul naso.
  • Perché pare, o almeno c'è chi lo dice, che una volta letto quello gli altri albi di supereroi perdano di significato.
  • Perché volete vedere il film senza pregiudizi nei confronti dell'opera (ma poi lo leggete, eh?).
  • No perché insomma praticamente cioè c'è questo manga che spacca troppo, no? E spacca tutto, capisci? Con una grossa spada/mannaia/pistola infuocata abbestia. Che praticamente l'ho visto ieri e sono stato sfolgorato dibbrutto ed ora sto in palla che se non lo leggo tra tipo cinque minuti cinque vado dal primo che passa e ci tiro la testata. Abbestia.
  • Perché lo leggono tutti, lo amano tutti, ne parlano tutti, e voi, sotto sotto, siete degli snob di merda. Proprio come me.

Cinque ragioni per leggere Watchmen

  • Per il funerale del Comico.
  • Perché qualcuno è riuscito a scrivere di un uomo consapevole e cosciente di ogni istante del suo tempo. Simultaneamente, di ogni istante. E per un qualche puro miracolo narrativo, lo ha reso plausibile.
  • Perché è la dimostrazione del fatto che quando c'è classe è possibile creare un capolavoro anche con una griglia fissa, un incedere lento, un tratto classico, un numero eccessivo di personaggi ed una trama stratificata e complessa.
  • Perché avete già letto Guerra e Pace, visto Quarto Potere, ascoltato The Dark Side of the Moon. Perché avete bisogno di capire per quale motivo ogni editore ha l'ansia di annunciare il nuovo Watchmen. E perché avete letto Wanted di Mark Millar e voglio che capiate che, no, non c'entra proprio.
  • Per potersi poi abbandonare a colte disquisizioni a tema : Ma Ozymandias, alla fine fine, ha vinto o no? (comunque, secondo me, ha vinto eccome).

Cinque ragioni per NON vedere Watchmen al cinema

  • Perché non c'è Morgan Freeman, e nemmeno Samuel L. Jackson.
  • Perché un Nite Owl senza pancia è come un cielo senza stelle.
  • Perché l'unico vero Watchmen del grande schermo è già stato girato, e si chiama Gli Incredibili.
  • Perché "I film nella loro forma moderna sono piuttosto boriosi" e poi, cazzo, gli hanno cambiato il finale!!!!
  • Perché conoscendo Zack Snyder alla fine del film non avrete nessun dubbio. Ozymandias ha perso. Ed era pure mussulmano, filocomunista, e un poco ricchione.

Cinque ragioni per vedere Watchmen al cinema

  • Perché, ammettetelo vecchie bagasce, lo fantasticate da una vita.
  • Per il culo di Silk Spectre Jr. nel lattex.
  • Perché hanno pensato pure a "I Racconti Del Vascello Nero", riproponendoli come animazione, anche se per vederlo montato come si deve dovremo aspettare la Directors' Cut... vaccamaiala.
  • Perché ci sono musiche di Bob Dylan, Simon & Garfunkel, Nina Simone e Nat King Cole.
  • Perché se siete fortunati potreste vederlo alla prima. E magari, chissà, anche non troppo distanti da Zack Snyder. Perché, ammettiamolo, il prossimo sarà Arkham Asylum, o peggio, Sandman. Bisogna abbatterlo prima. Non c'è verso.

Andate a vedere che ne pensano :

Paolo Fumarola
Claudio Scaccabarozzi
Nicola Ielasi

Ed in un diabolico slancio di fancazzismo rimbalzo su Andrea Grillenzoni, Marco Rizzo, Fabrizio Spinelli, Andrea Antonazzo e Jacopo Vecchio.

mercoledì 4 marzo 2009

Barbapapà



Ma allora com'è essere padre?

È la domanda ricorrente di questa settimana.
Non lo so bene nemmeno io com'è. Magari tra qualche anno.
Quel che so è che fin'ora è tutto inaspettato e straordinario, e che saremmo nei guai se con noi non ci fosse qualcuno perfettamente in grado di gestire la situazione.
Il bambino.

Ora come ora ce la stiamo cavando.
O, meglio, la mamma se la sta cavando.
Io sono ancora alla fase di analisi del problema.
Anche se per ora sono stato in grado di affrontare solo alcune delle piccole questioni di ordine pratico.

  • Il Parto

Ok, definirlo un piccolo problema mi pare riduttivo.
Però, ammettiamolo, per noi papà non è poi così difficile.
Giusto?
SBAGLIATO! Vi siete già fatti incastrare dal primo degli insidiosi luoghi comuni sulla paternità!
Per i papà è difficile eccome. Ed è anche doloroso, a seconda della distanza che sceglierete di mantenere tra voi e la partoriente.
Il primo scoglio da superare è convincere la gravida che, sì, sta effettivamente per partorire.
Sembra una banalità ma pare che molte, a quel punto, siano convinte che : Ora passa. Se la logica non funziona, provate il cloroformio.
Mentre è tramortita, o mentre si prepara, veloce inventario di quel che serve portare. Vi scorderete di sicuro qualcosa, ma pregate che non sia il deodorante, ne avrete bisogno.
A quel punto caricatela in macchina e fate il tragitto casa/ospedale cercando di coprire come potete la spia della benzina, che vi siete dimenticati di fare perché : Cazzo mancava una stronzissima settimana!
Varcata la soglia dell'ospedale la partoriente si trasfigurerà in un essere metà donna e metà lattoniere, e con voce roca e lampi di follia nello sguardo tenterà di strapparvi la carne dal corpo, o da alcune sue parti, sussurrandovi dolce il suo amore.
Resistete dal chiamare l'esorcista, è uno stadio passeggero, chiamato anche "Te la sei cercata", fondamentale per dilatare il collo dell'utero e per garantirvi le coccole più avanti.
Quello che accade in sala parto è molto veloce, e voi siete solo dei poveri imbecilli in cerca di una ragione d'essere che, credetemi, non avete.
Se vi andrà bene sarete riusciti a rimaner coscienti per la durata dello spettacolo, altrimenti la maschera vi rivelerà in seguito com'è andato a finire.
L'esserino appena nato, e già molto più furbo di voi, vi fregherà subito con uno sguardo o una smorfia, e a quel punto la vostra vita sarà segnata.
Siete papà.

  • Preparativi

Nei giorni seguenti al parto si torna single.
Almeno in apparenza.
In realtà ogni minuto speso davanti alla Wii, o ad un bel film horror, è una manciata di sabbia svanita nella clessidra che vi separa dal ritorno di puerpera e poppante.
Tempo in cui dovreste terminar la cameretta. Finire quelle tre o quattro cose lasciate indietro perché : Cazzo mancava una stronzissima settimana!
Fare la culla, con quelle lenzuoline piccine picciò, riempire il frigo, pulir casa, disfa i letti, vai in cucina, lava i piatti, il fuoco accendi, poi lava, stira e stendi...
Insomma, un sacco di cose che non farete, perché : Sono gli ultimi giorni.
E sarà proprio l'ultimo giorno che il senso di colpa vi raggiungerà inesorabile come il vento sullo zucchero a velo, ricordandovi che c'è chi conta su di voi.
Nemmeno voi sapete perché, ma c'è chi lo fa.
Finalmente potrete mostrare il frutto di anni di esperienza nelle pulizie dell'ultima ora.
Cesti, armadi, tappeti, scatole saranno i vostri migliori amici.

  • I Pannolini

Molti di noi ci lavorano in mezzo, ma per la maggioranza accade più in senso figurato.
Ci sono persone a cui non da fastidio. Non più di tanto, almeno.
Io non sono tra quelle.
Sapevo che il ripieno del pannolino sarebbe stato uno dei peggiori traumi per me.
Possibile che a nessuno sia mai saltata in mente una soluzione alternativa?
Abbiamo decine di scienziati che, mentre scrivo, stanno studiando la formula matematica della porchetta.
Forse a Cambridge, chissà.
Non potrebbero spendere parte del loro prezioso tempo per migliorare la qualità della vita dei neo papà?
So che a loro potrebbe non toccare mai, soprattutto se continuano a masturbarsi sulla porchetta, ma l'umanità li ricorderebbe per sempre come degli eroi.
Quando ci si trova di fronte al primo regalo impacchettato le parole "Cambiare il bambino" assumono un significato più chiaro. Dai, guarda qui, non è per niente normale. Sarà guasto. Forse ce lo cambiano.
Il più delle volte le mamme non sono della stessa idea quindi tocca adeguarsi.
Nonostante tutto il pannolino ripieno lo considero uno scoglio parzialmente superato.
Per due buone ragioni :
- Riesco a cambiarlo senza dover rincontrare i miei precedenti pasti.
- Mentre scrivo sono in ufficio.
Ho scritto "parzialmente" perché, mi dicono, peggiorerà.
Nell'attesa sto scrivendo una lettera a Cambridge.

  • Il Pianto

La reazione al pianto è un qualcosa ancora in fieri.
Il "neonatino a ppapà" i primi giorni quasi non piangeva.
E dormiva sette ore per notte.
Che angelo. Guarda che figlio bravo che abbiamo. E sei il più tranquillo di tutti? Eeeee lo sei? Pucci pucci?
No. Non lo è. Nascere è una sfacchinata. È solo stanco.
Il pianto di un neonato si aggira intorno ai 20.000 Hz. Non abbastanza per rompere le palle solo a cani e pipistrelli, ma abbastanza per far vibrare la scatola cranica dei genitori dall'interno.
Se credete di riuscire a resistere senza troppi sforzi, siete dei poveri illusi.
Non importa quanto allenamento avrete fatto conversando in discoteca (EH? COME HAI DETTO? TI CHIAMI ROBBIOLA? PIACERE ROBBIOLA. FABIO. NO CLAUDIO, FABIO. FAAAAAAAAAAABBBBBBIOOOOOOOOO. FAAAAAAAAAAAAAAAAAAnculo che se mi chiamavo Pierfrancesco stavamo qui due giornBIOOOOOOOO!).
Quella minuscola bomba di decibel, quel concentrato d'inquinamento acustico, vi legherà lo stomaco alle tonsille e ci suonerà gli AC/DC.
E mentre lo farà, sempre perché è molto più furbo di voi, vi guarderà con una faccina disperata che vi strizzerà il cuore, ora utile come plettro per la musica di cui sopra.
E non si deve tirar su per coccolarlo, eh?
Perché altrimenti è peggio.
Peggio di così? Pare.
E allora ci si allena a sopportare in silenzio, proseguendo nelle proprie normali attività. Come stirare le bietole, cucinare i cuscini o scrivere messaggi di pace per l'ONU. Quando ci si rende conto di non riuscire a connettere ci si sorride, tra genitori, si ricordano tempi silenziosi, ci si dice che, sì, s'è fatto bene, e ci si abbraccia perché poi passa, e si dimenticano pure le notti insonni.

  • La Mamma

Forse l'hanno inventata a Cambridge, prima della porchetta, ma è l'unica cosa che separa i neo papà da una prematura degenza in clinica psichiatrica.
Fornisce sostentamento al poppante, anche durante le ore notturne, e garantisce ai papà quelle poche ore di sonno utili a non presentarsi a lavoro in calzini e cappello di paglia.
Sembra a suo agio, quindi se mai nella vostra vita avete pensato di contraddirla, questo non è il momento migliore.
Meglio tenersela stretta.

Ed il pupo?
Beh, potete dirne quello che volete ma ormai è in sella, e non vi andrà di vederlo scendere troppo in fretta.

giovedì 19 febbraio 2009

Alla fine arriva Andrea



Sì, Andrea è il nome scelto.
È nato questa mattina, alle 6:20.

Non ho la lucidità per esprimere come vorrei quello che è successo in quei momenti e quello che penso adesso.
So solo che quel cosino splendido ora conta su di me, e la cosa mi inorgogliosisce, e mi terrorizza da morire.
Ora, a casa, da solo... solo ora, comprendo a pieno la responsabilità.
Vi giuro, tremo.


Comunque il ranocchio, in nemmeno 24 ore, mi ha già dato una sonora lezione come curva d'apprendimento.
Questo pomeriggio muoveva le mani in modo speculare alle mie.
Non credevo fosse possibile, per un nanetto così piccino.
Pensavo di potergli insegnare qualcosa ma temo invece che avrò molto da imparare da lui.

mercoledì 18 febbraio 2009

La nuova sigla dei Simpson



E che ce ne frega a noi?
A me piace.
E poi dovevo trovare una scusa qualsiasi per scrivere che, no, ancora non è nato.
La scadenza era oggi ma ci farà aspettare ancora qualche giorno.
Nemmeno nato e fa già il divo...

lunedì 16 febbraio 2009

Per disegnare, bisogna saper disegnare?



Sembrerebbe una domanda imbecille e ridondante ma, secondo me, la risposta è : NO.
Come non serve saper scrivere per scrivere (altrimenti la rete non sarebbe piena di blog come questo), o saper cantare per cantare, o saper recitare per recitare.

Quando però quel tuo svago estemporaneo viene messo sotto giudizio, ad un concorso o peggio ancora sulla strada per la professionalità, allora il "saper fare" comincia ad avere un peso, e quelle tre note che stonavi così bene nella tua cameretta stridono metalliche di fianco a quelle di chi si è applicato di più sul risultato.
E poco importa se hai dei supporter, precotti o raccolti di fresco, perché a nulla vale il loro schiamazzo distratto durante un trenino o una macarena.
Salvo raccomandazioni, il tuo lavoro assumerà il valore che si merita.
La distanza tra chi diventerà un autore e chi rimarrà un aspirante si misura non tanto sulla qualità del lavoro, quanto sulla reazione al confronto.
I professionisti ne trarranno un vantaggio.
I dilettanti se ne lagneranno e basta.

Di cosa sto parlando?
C'è un concorso. Blog&Nuvole. Un'iniziativa in collaborazione con La Triennale di Milano, recita lo strillone, divisa in due fasi. La prima ha visto selezionare trentacinque testi scritti da blogger in base ai cinque temi del bando. La seconda è invece stata una corsa coi sacchi di alcuni disegnatori per accaparrarsi il testo favorito, disegnarlo con il solo uso del piede destro, ed esporsi al giudizio finale che premierà la storia meglio riuscita per ogni tema.
Ci sono dei soldi in ballo. Non tantissimi, ma 500 euro ad autore, per ogni storia premiata, bastano a determinare la straordinarietà del concorso.
Partecipo anche io? No.
L'ho scoperto quando già era nella sua seconda fase.
Peccato. Sarà per la prossima volta.
Partecipa Jacopo però, con una bella prova che ho visto nascere nelle ultime settimane (la potete leggere sul suo blog).
Il testo non mi fa impazzire, ma le sue illustrazioni fanno sempre il loro sporco mestiere in modo sorprendente ed efficace.

I lavori in concorso sono pubblicati sul blog dell'iniziativa, e quindi commentabili da chiunque. Quale miglior posto dove trovare qualche buona matita per Alien Press?
E in effetti di matite buone ce ne sono. Ma ce n'è anche qualcuna che tanto buona non è.
Ed è sulla prova di una di queste che ho avuto la pessima idea di commentare :

Mi sa che è meglio lavorare ancora molto su tratto, composizione, e anatomie...

Lapidario? Forse.
A torto? Giudicate voi.
Perché malauguratamente? Perché ne è seguita una serie di fesserie, più alcuni insulti in mia direzione, che mi sarei potuto evitare stando zitto.
Nota mentale : Se devi selezionare degli autori contatta solo i selezionati, NON dare consigli agli altri.

Un estratto di alcune delle suddette fesserie, per farvi capire meglio il livello dei supporter.

Quello che io vedo é una realizzazione assolutamente personale,che puó piacere o meno. punto. non vedo necessario l' incasellamento in chichessia direzione gipiana o che. Nulla contro a chi preferisce donnone muscolose e storie con i fuochi d'artificio. Io personalmente preferisco altro. Qui c'é ironia e quel simpatico viscidume blu, per me funziona benissimo.

Sembra scritto dalla Ventura. Fa coppia con :

uno fa una cosa che è appena diversa dalle solite cose, ed ecco che si leva il polverone..

a me piace, per il semplice fatto che riesce a trasmettere esattamente quel senso di straniamento e disagio che è proprio del racconto.

massimo rispetto per chi fa esattamente quel che vuole, e i professori,all'occorrenza, li interepella o se li mette in tasca.

Come a dire, visto che faccio qualcosa di diverso e te mi dici che è fatto male, sei tu che non lo hai capito. Nemmeno sfiora l'idea di averlo effettivamente fatto male.

quando vorrà darsi ai disegni per fumetto di genere (che ne so...western) prenderà le sue dovute precauzioni (anatomie etc...).
finchè si ritroverà testi su questa atmosfera la sua ricerca sarà indirizzata piu su altri canoni estetici.

Come a dire, serve saper disegnare solo per alcuni tipi di storie.

E l'autore, vi starete chiedendo?
Autrice, per la verità.
Ed i miei erano consigli veri, che poco dopo ho circostanziato meglio nella speranza di contenere il casotto.
Le avrei dato anche il beneficio del dubbio.
Poi è intervenuta :

non mi sfiora nemmeno l´idea di mettermi a lavorare su "anatomie" e "composizioni". pero´grazie tante per i paterni consigli.

...

cmq ho riso troppo per i commenti davvero sterili, c'è gente che pensa ancora che non si possa passare sopra alla anatomia - certo la cosa può non piacere, come a me fa schifo vedere le pataccate a photoshop tipo le didascalie scritte in brutti font in riquadrini opacità 50%. o cose che sembrano roba di 20 anni fa. ma c'è chi è felice così e anche io faccio le cose come va bene a me, c'è gente che le apprezza ma se anche non ci fosse la farei ugualmente. se poi c'è ancora chi formula pensieri tipo "alberto burri non mi piace, perchè per me la pittura bella è monet", io alzo gli occhi al cielo e mi giro dall' altra parte, non ho intenzione di insegnare niente a nessuno, tantomeno a coloro che vorrebbero insegnare a me la "composizione" (quelle di frutta? ci iscriviamo tutti a un corso di biedermeier?)

Per poi aggiungere, a chi le dava della tronfia :

Manco avessi detto che sono bravissima e la gente non capisce. Non lo penso, ho solo detto che ognuno ha i suoi gusti e se li tenga, e non mi urta che gente che manco conosco apprezzi.

Ma non si era appena paragonata a Burri?

La perla la raggiunge però chi scrive :

i vostri commenti insultano la mia intelligenza e il lavoro di persone che da anni lavorano nel settore del fumetto contemporaneo. prima di dire che per disegnare male bisogna prima disegnare bene soffermatevi un attimo sulla banale mediocrità di quest'osservazione.e non dico altro.

E per fortuna, aggiungo io.

Perché mi prendo a cuore le cause perse?
Non lo so.
Forse perché non mi va ancora d'invecchiare.

P.S. No, ancora non è nato.

venerdì 13 febbraio 2009

Scegliendo un nome



"Uffa nonna, ma perché il cuginetto non lo chiamano Piaccolo?"
"Ma, amore, perché Piaccolo non è un nome. I nomi sono Davide, Marco, Andrea, Luca..."
"Ma io quelli lì li conosco già tutti quanti. Un Piaccolo ancora non lo conosco!"
"..."
"E poi comincia con la ppe!"

Il mio clone, di nemmeno quattro anni.
Logica inappuntabile.
Faremo un pensiero su Piaccolo.

giovedì 12 febbraio 2009

Per chi se lo sta chiedendo


Cameretta ? Fatta.
Borsa? Fatta.
Passeggino, carrozzina, ovetto? Fatto (santa Bia).
Scorta in dispensa? Fatta.
Pieno alla macchina? Fatto.
Ricariche ai cellulari? Fatte.

...

Bimbo?

Ancora niente, ma non guardate me.
Si fa attendere.
Sintomo di un carattere tranquillo, mi dicono.
Sarà, ma l'attesa è snervante.

martedì 10 febbraio 2009

Questione di calcolo


Ho riflettuto sul dire qualcosa o meno, ed ho scelto di farlo servendomi della lucida analisi di Giulio Mozzi che già altri hanno riportato in questi giorni.

Il diverso valore di un’Eluana viva

e di un’Eluana morta

By vibrisse

Non ne ho le prove, ma immagino che al nostro governo non importi nulla della vita di Eluana Englaro. Il decreto tentato venerdì poteva essere tentato anche la settimana scorsa, o in un qualunque momento successivo all’ultima sentenza che ha dichiarato non contrario alla legge quanto ciò Beppino Englaro dichiarava di voler fare. Idem per la legge. Si potrebbe azzardare, addirittura, che il governo abbia deciso di agire in questo momento perché solo agendo in questo momento avrebbe avuta la certezza di fallire.

Un’Eluana viva, infatti, è di scarso valore. Non è - per dire - come un’operatrice umanitaria salvata dalle mani dei rapitori. Non può scendere dalla scaletta di un aeroplano e abbracciare il padre e il presidente del consiglio dei ministri. Non può fare, raggiante di felicità, una conferenza stampa. Non può apparire in televisione tra un padre anch’egli raggiante di felicità e un presidente del consiglio dei ministri fiero del suo operato. Ahimè: no. Un’Eluana viva non può che starsene lì, nel suo letto. E c’è sempre il problema di questo padre, che anche lui sta sempre lì, come una spina nel fianco.

Un’Eluana morta, invece, può avere grande valore. Si può dire: abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare. Si può dire: vedete quanto sono cattivi i nostri avversari, che contro la legge e contro tutti hanno ammazzato questa ragazza? Si può dire: il padre è un assassino. Si può dire: d’ora in poi non succederà mai più. Certo: per poter dire questo, è necessario dare l’impressione che sia vero. E’ vero che questo governo ha fatto tutto quello che poteva fare per impedire la morte di Eluana? No: il decreto e/o la legge potevano essere tentati ancora settimane fa (o almeno il giorno prima, tanto da non dover far passare sabato e domenica prima di convocare il Parlamento…). Ma è questo il punto: proprio l’agire all’ultimo momento, proprio la drammatizzazione estrema che si produce agendo all’ultimo momento (fatevi il film, immaginate un montaggio alternato: mentre Eluana lentamente muore, a Roma tutti si battono alacremente per tentar di impedirne la morte; le immagini della stanza di Eluana, immersa nella penombra - una discreta musica d’organo in sottofondo, lei immobile nel letto -, si alternano a quelle del concitato e rumoroso agire di governanti, parlamentari e prelati…) può dare l’impressione che davvero il governo abbia fatto tutto quello che poteva fare. Ed è importante definire bene quali sono i cattivi (il padre assassino, il presidente della Repubblica che ha una “cultura della morte”, la Costituzione scritta dai comunisti…) e quali sono i buoni (il governo, la chiesa cattolica…).

E un’Eluana morta renderà molto di più di un’Eluana viva. Avrà un funerale, ad esempio. Immagino che Beppino Englaro tenterà di fare un funerale in forma privata. Ma i funerali, si sa, sono molto televisivi. Immaginate uno stuolo di autorità, di prelati, di persone comuni, che si presenti al funerale di Eluana. Immaginate - osate questa immaginazione! - un presidente del consiglio dei ministri che concede a Eluana i funerali di Stato. Immaginate una folla enorme. Immaginate un grido che percorre la folla: Mai più! Mai più! Immaginate un uomo che per farsi vedere e sentire si arrampica sul predellino di un’automobile, e grida: Se volete che non accada più, datemi il potere! Datemi tutto il potere!

Un’Eluana morta, dunque, sarà utile strumento per tentare un cambiamento della Costituzione in senso autoritario: perché al presidente del consiglio dei ministri interessa conquistare il potere di governare per decreti legge, con un Parlamento bue che li approva senza nemmeno discuterli. Tutto qui.

Bene ha detto, in questi giorni, il presidente del consiglio dei ministri: “Non voglio la responsabilità di questa morte”; che è cosa diversa dal dire: “Non voglio questa morte”. Io non ho prove, ma immagino che questa morte egli la voglia: purché la responsabilità sia di un altro. E Beppino Englaro che - mi pare - non ha mai cercato di togliersi di dosso responsabilità, è perfetto per essere questo altro.



Non ci volete credere?
Basterà attendere.
Neppure troppo, secondo me.